Featured

Paolo Cognetti Uomo dell'anno

cognetti 1

 

Voglio dire una cosa ancor più col cuore. Se io ne avessi  la facoltà nominerei questo uomo , uomo dell’anno.

Pubblicherei la sua foto sul Time o i giornali che fanno queste cose.

E’ una foto di un uomo stanco non quelle belle davanti alla sua casa di montagna, è anche la foto di un uomo bambino.

Non infante , uomo bambino, nemmeno bambino interiore.

Solo bambino mio e basta.

Di chi cioè nella vita ha conservato l’orma del cuore puro, disarmato, con le stesse paure dei cani quando si sparano i botti a Natale.

Ah che bello se fossi un uomo bambino, e tu pure donna bambina, e tu pure un altro uomo bambino, e tu, tu, tu ed ancora tu.

La barba è di uno o due giorni, i capelli non si ha nemmeno voglia di pettinarli o ce li si aggiusta alla buona e meglio . Lasciarsi smascherati al mondo .

Ma gli occhi, che occhi .

Ci vedo il cielo, i monti, ma che dico, ci vedo il lupo e l’agnello che pascolano insieme, la mano del bimbo nel covo della vipera, ci vedo la vacca pascolare con l’orsa e le spade che diventano falci.

In quegli occhi, il viso un po' gonfio per i farmaci e le rughe che fanno da contorno c’è anche tutta la fatica di portarsi il mondo nel cuore, tutto il suo peso, prenderlo in mano , farne una palla a forma di cuore e buttarla oltre l’ostacolo come fosse una di quelle palle di argilla con i semi dentro inventate da  Masanobu Fukuoka per rinverdire i luoghi aridi, deserti, bruciati dal fuoco e distrutti da fatti tempesta.

E’ Paolo Cognetti, abitante dei boschi, scrittore ,vincitore del premio Strega , probabilmente è stata scattata nelle ore successive al Tso dovuto allo stato depressivo che lo ha raggiunto.

Fiore mio, le Otto Montagne, Sogni di grande Nord parlano di lui.

Ma il film piu bello ed autentico, il libro più spiazzante lo ha scritto raccontando il suo stato di salute emotiva.

Ti fa male un dente lo dici, ti fa male la testa , il cuore, l’anima di un male che ti costringe quasi a consegnare a Dio lo Spirito della Vita come il figlio sulla croce allora stiamo zitti per non subire lo stigma.

Ecco Paolo è l’uomo dell’anno perché ci dice che se ne può parlare, se ne deve parlare. Se ti parte la testa per un ictus al cervello  o un boom nell’anima è la stessa cosa.

Non basta una pacca sulla spalla, servono sguardi, piccole carezze, mettere un seme in un vaso, buttare pietre a mare, rincorrersi, farsi una cioccolata calda, stare insieme, abbracciarsi, spunterà l’arcobaleno, il sorriso.

Ti voglio bene Paolo, grazie.