
LA FEDE E’ UN’ESPERIENZA.
L’abbraccio tra fede e psiche, tra pensiero e spirito
“ Come dunque avete accolto Cristo Gesù, il Signore, in lui camminate, radicati e costruiti su di lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato, sovrabbondando nel rendimento di grazie. Fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo. ( Colossesi 2, 6-8)
Quante volte Dio diviene una nostra creatura. Dio figlio dei nostri demoni e delle nostre paure. Dio sublimazione delle nostre insoddisfazioni. Dio speranza delle nostre frustrazioni. Dio ricchezza , oppio si diceva, alle nostre povertà. Dio oggetto del nostro devozionismo. Dio troppo frutto delle nostre menti, del nostro filosofare. Dio da dimostrare, Dio da indagare, da sezionare.
In questa epoca di malinconia[1] , di diffusa pretesa di perfezionismo, di continua frenesia, di esasperata ricerca di felicità ad ogni costo, di disattenzione e di scarsa consapevolezza, di middlescenza , ancora di più Dio può divenire il sostituto dello psicoterapeuta, ancora di più il silenzio del banco di una cappella può essere il sostituto del lettino dello psicanalista.
Lo dico nell’assoluto convincimento della necessità di proporre innanzitutto a ciascuno una ricerca profonda di sé e sostenendo che questa primaria esigenza apre la porta all’incontro con Dio.
Condurre noi stessi alla scoperta alla nostra umanità ci può far contattare la sete autentica della meraviglia, della bellezza della vita, del mistero , del divino.
Quindi un discorso intorno a Dio è innanzitutto un discorso intorno all’uomo.
Quindi la ricerca di Dio, dal mio punto di vista, presuppone una profonda ricerca di sé.
Ci abita una profonda tensione alla ricerca del fuso intorno a cui avvolgere la vita e come in un’opera sinfonica gli accordi stentano a dare armonia fino a quando il compositore non trova la cifra dell’intera partitura.
Tutto è già presente in noi . Abbiamo bisogno di trovare il nostro accordo do maggiore.
Avverto con grande rispetto un bisogno generalizzato di indagare il proprio animo, la propria psiche, la propria personalità, di contattare le proprie emozioni , le proprie sensibilità, i propri pensieri, di registrare le proprie abitudini, i propri solchi, vale a dire, fare un lavoro serio intorni al proprio sé. E tutto ciò al fine di condurre se stessi in una dimensione di maggiore consapevolezza, armonia, unità, distacco, non attaccamento, ed attraversamento del proprio vissuto emotivo. E’ il battesimo dell’acqua di Giovanni il Battista.[2]
Eppure dobbiamo avere la consapevolezza che Dio è ben oltre a tutto questo, pure essendo dentro a tali dimensioni col suo Spirito e dentro ad ogni creatura.
Ricercare Dio, innamorarsene, vivere facendo del mistero la propria dimensione essenziale è vivere il battesimo dello Spirito.
Lo dico con tutto il bene che avverto rispetto a dimensioni che mi hanno da sempre accompagnato e tuttora sono pratiche essenziali nel mio cammino spirituale.
Il cammino spirituale è sostenuto ed accompagnato da un viaggio dentro la propria psiche ma non va confuso con un cammino intrapsichico.
La Verità vi farà liberi.[3]
Ma cos’è questa verità ? Sono dei precetti, una dottrina, delle regole ?
E liberi da chi, da cosa ?
La libertà è una forma della salvezza umana e cristiana.
La liberazione è stare in armonia nella profondità con se stesso ed anche intagliare questo sé in armonia con il bene ed il bello della vita.
La verità di cui parla Gesù non è mera conoscenza ma esperienza.
La conoscenza è fondamentale ed essenziale.
La filosofia etimologicamente è amore, amicizia per il sapere,
La psicologia è discussione, confronto, approfondimento intorno alla mente ed all’anima.
Filosofia e psicologia orientano, mettono in contatto la nostra trilogia di anima, corpo e mente . Anche esse ci liberano, ci salvano, ci aiutano a capire dove gettare l’ancora nella sosta, dove orientare il passo nel cammino, hanno la forza di farci scoprire il bene ed il bello di una vita buona.
La liberazione, la fiducia, la speranza nel cammino spirituale sono sostenute da queste conoscenze, da queste visioni e dalle pratiche che da esse scaturiscono.
Ma la fede va oltre esse. Il tema, la domanda , il bivio è in questa semplice domanda , alla fin fine cerchiamo la soluzione secondo l’uomo o secondo Dio.
Da come rispondiamo deriva cos’è per noi il vivere la dimensione della fede, quali tentativi stiamo facendo per riabitare in armonia il mondo.
Dio ci vive dentro , lo sentiamo, ci abita , ce ne innamoriamo oltre ed al di là dei nostri ragionamenti dotti, dei nostri pensieri, delle nostre razionalità, del teismo o del post teismo, della filosofia e della psicologia?
Dio è’ lo stesso e con analoga intensità che abbraccia il dotto e lo stupido, il teologo e me, il filosofo ed il contadino, che abbraccia chi si sdraia sul lettino dello psicanalista e chi sul letto di sabbia dinanzi al mare, che abbraccia bacia una persona e chi bacia la sottile falcia della luna.
Questa verità di cui parla l’evangelista Giovanni (8,32) è un’esperienza di amore, tra me e Dio, tra me e la meraviglia che diviene il fulcro liberante nella propria esistenza. Ogni cosa che vuole connettersi con la libertà frutto di questa verità deve connettersi con l’atto di abbandono. E’ l’abbandono che ci libera. Fino a questo incontro, a questa scelta, siamo pecore senza pastori.[4]
La verità dell’abbandono ci offre un ovile in questa esperienza di amore, con fiducia e speranza, lasciando che essa faccia maturare frutti di vita dentro la nostra vita, rinunciando al possesso .
Questo ovile non è prigione ma grazia, fraternità, comunione.
Gesù, lo Spirito, la Divina Madre non sono guardiani ma carezze, tenerezze, baci, abbracci,.
Io avverto che l’abbandono, la grazia, il discernimento alla luce dello spirito, la fiducia nell’opera continua di salvezza che attraversa noi ed ogni vita, la speranza che nel già che viviamo e nel non ancora che ci è promesso come multiplo sono la cifra del passaggio dalla liberazione umana e quella spirituale che per larghi aspetti si intrecciano ma non coincidono.
Dove può nascere la confusione ?
La vita con la sua grande tragedia, che i greci avevano inteso, si articola in una complessa esistenza nella quale serenità, gioia, dolore sono elementi che che ci raggiungono mentre la perfezione e la felicità fanno brevi comparse in una dinamica costante di flusso che oscilla tra il già ed il non ancora, tra il qui, ora ed il per sempre, tra il compimento e l’incompiuto, tra la terra promessa e la terra calpestata , tra mancanza e soddisfazione, tra la domanda e la risposta.
In questo contesto si articola il nostro esistere, i nostri giorni, il piacere, il sorriso, le lacrime.
Il vivere è un mestiere, un’arte, una fatica. Questa è appunto l’elemento tragico scevro da ogni accezione negativa.
In questo vivere la ricerca della quiete ( che purtroppo a volte si configura come ricerca di felicità senza consapevolezza ) diviene un senso , una direzione vitale e piena dell’essere al mondo. Il passaggio dall’inquietudine alla quiete, non una volta ma costantemente , oserei dire in un flusso continuo, è ciò che chiamiamo liberazione dai pesi, dagli ostacoli, dai demoni, dalle nostre febbre, [5] che si frappongono ad un sospiro di vita bella, piena, soddisfatta, serena.
In altre parole una vita libera, liberata e liberante , in altre parole ancora una vita vera ed autentica, in alte parole ancora una vita capace di sostenere il vuoto e farsi bastare per pieno quello che si ha, in altre parole una vita nel quale il dolore non si sopporti ma si attraversa, in altre parole ancora una vita dentro un bene più grande di sé.
Ecco i tanti modi che abbiamo per poter esprimere quella chiamata alla fedeltà , al non fuggire, alla pace che la vita prima o poi ci propone.
E’ una chiamata alla liberazione dei nostri demoni che ci fanno da ostacolo.
Questa liberazione è ciò che cerchiamo attraverso il contatto col nostro sé.
Questa liberazione la sosteniamo attraverso le letture, le psicoterapie, un’alimentazione consapevole, una visione olistica dell’esistenza, una riduzione delle dipendenze, le varie forme di arte terapia.
Questa liberazione è anche ciò che Gesù fa nella sua esistenza, attraverso i segni dei suoi prodigi, delle sue guarigioni, del suo trasformare l’acqua in vino.
Gesù riabilita, libera, rimette in strada, in cammino, dona festa , dona vita, rende possibile la liberazione dei demoni, la distensione dai blocchi e dalle paralisi.
Liberaci dal male preghiamo nel Padre Nostro.
Gesù non ci libera dal male nel senso che ci propone una vita nella quale ci andrà tutto bene ma ci libera dal male inaugurando il regno, non solo e non soprattutto quello escatologico ma anche ed innanziutto quello dentro la nostra vita.
Il ritorno di Gesù, il suo ritorno è già possibile , è già qui . La seconda venuta è possibile ora.
E non perché io sia un pazzo visionario ma perché la venuta di Gesù, il suo regno è dentro la vita di ciascuno di noi ed è in questo modo che nella storia si compie l’avvento definitivo ed il sogno di Isaia. [6]
Ora questa liberazione spirituale rimanda all’altra, quella che ci rende più umani, di natura psicologica, e viceversa.
Questo abbraccio tra la fede e la psiche, la ricerca spirituale e quella sui sentieri del pensiero è assolutamente vera, certa, auspicabile nella consapevolezza che l’una aiuta e sostiene l’altra ma non combaciano.
Ed inoltre non esaurisce questa dimensione l’esperienza della fede.
La poesia , la meraviglia della fede ha ampi registri per essere contattata, dalla mente al cuore, dall’esperienza, dal servizio all’immaginazione. Ciascuno giunge per strade diverse a questo innamoramento. In questa riflessione mi limito solo al confronto tra il cammino spirituale e la dimensione psico-affettiva.
La libertà dice Vito Mancuso è ciò che nutre obbedienza e genera speranza in un atto di abbandono alla vita che è mistero.
La libertà dunque non è semplicemente indipendenza, autonomia, distacco, non attaccamento, stoicismo, atarassia, imperturbabilità, consapevolezza, né tantomeno indifferenza.
La libertà è fertile, generativa, nutriente e perché ciò possa essere - prendendo in prestito l’immagine di Vito Mancuso - sostengo che la liberazione del cammino spirituale nutre l’abbandono alla Vita, al Mistero a Dio e così genera speranza in questo atto di amore che diviene la relazione nel mistero con ciò che è più importante di me.
La liberazione nel cammino spirituale, in qualsiasi forma e condizione esso avviene, con umiltà è mitezza , è riconoscere che c’è qualcosa e qualcuno oltre e più importante di me, del tangibile, ed a questo qualcosa o qualcuno io mi vincolo, mi lego.
Il tu di Dio sfocia in un abbandono, sfocia in un tornare bambini, in una fiducia che è fuori dalla logica squisitamente umana, in una speranza che è un salto con la certezza che Dio ci tiene come un’aquila. [7]
Questa obbedire è contemplazione del mistero.
Questa contemplazione del mistero è ciò che sostanzialmente determina la differenza tra una liberazione squisitamente umana ed una frutto del cammino spirituale,tra la soluzione secondo l’uomo o secondo Dio. Non significa che essa sono contrapposte ma che nel cammino spirituale avvertiamo ciò che Dio ci propone come luogo di liberazione.
Tale contemplazione non è prerogativa solo dei credenti
Ecco cosa scriveva nella lettera Le ultime volontà Norberto Bobbio.[8] “ Non mi considero né ateo né agnostico, come uomo di ragione non di fede so di essere immerso nel mistero che la ragione non riuscirà mai a penetrare fino in fondo e che le varie religioni interpretano in vari modi “ Contemplare il mistero ci rende capaci di nutrire il cuore avvertendo la necessità di porlo al centro dell'armonia insieme al corpo ed alla mente; ci rende quieti nello stare, nel vivere l'attesa con estrema fiducia, la domanda ed il vuoto con speranza.
La contemplazione del mistero è stare nel cammino spirituale, nella libertà appunto che nutre l'ascolto ( obbedienza) profondo della vita tacendo, vita che contiene un oltre superiore a noi, e genera speranza.
In questo cammino innamorarci di Dio è penetrare la vita nel suo mistero.
Dio ci parla con la nostra voce interiore che esige un silenzio profondo, tacitare ciò che nella nostra vita è dissonante, ciò che ci pone distante dall'intimità con Dio, stare nel mistero che nell'etimo significa chiudere; chiudere occhi, orecchie ma anche tutti quei punti di ascolto , e ciascuno conosce se stesso nel profondo, ci distolgono dal poter donarci completamente a Dio.
Se è questo che desideriamo.
Donarsi a Dio è moltiplicare le opportunità di vita. Significa stare pienamente nel mondo tacitando la bramosia.
Ma Dio ci parla anche con fatti, eventi, persone che ci vengono a visitare come gli angeli alle querce di Mamre. Anche queste visite e situazioni esigono predisporre il proprio animo a sentire la presenza di Dio.
Parla che il tuo servo ti ascolta[9] anche in venticello leggero. [10]
Il nostro cammino spirituale è un’apertura della vita all’azione dello spirito e non soltanto un equilibrio psico-affettivo. Questo credo dobbiamo ribadircelo per capire cosa cerchiamo[11], chi diciamo che è Gesù per noi.[12]
Il tema non è speculativo ma esperienziale, non dottrinale ma salvifico.
L’abbandono è l’atto che ci apre alla vita, alla rinascita.
Possiamo da soli arrivare ad una via sapienziale, ad una via di cambiamento, ad una via eticamente rilevante.
Sul piano della fede certamente il cammino intreccia la via sapienziale, etica, filosofica con l’apertura al mistero di Dio, quel Dio fino in fondo indicibile, indescrivibile, indefinibile.
Possiamo da soli aprirci ad una vita abitata dal Silenzio , dalla Preghiera, dalla meditazione e da tante altre pratiche buone, belle, che ci radicano nei passi di una vita incontro a noi stessi ed incontro a Dio.
Ma ad un certo punto ciò che ci impone la sete dell’oltre , quando l’avvertiamo , è un passaggio attraverso lo Spirito Santo, attraverso il tornare allo stupore del bambino per farsi fare dalla Vita nella quale ed attraverso la quale Dio opera, per contemplare e sentire Dio nel respiro che ci respira, per fare della devozione semplicemente un abbraccio eterno, cioè che supera il tempo ed è già qui presente, capace di armonizzare tutte le nostre frammentazioni.
Questa dimensione in cui non confondiamo i cammini – spirituale e psicoaffettivo - che si abbracciano, si intersecano, si sostengono ci restituisce il Bacio di Dio.
Si possiamo allora dire con Don Luigi verdi che Dio è un bacio come si intitolava la veglia di Romena degli anni 2014 e 2015 , oppure possiamo dire con Fra Giorgio Bonati che Dio è un abbraccio, lui che aveva fatto dell’abbraccio uno stile di vita ed un segno della presenza di Dio tra noi.
Ecco Dio è una roba presente , viva dentro la vita , intima che non può essere racchiuso in una definizione, che non può esaurirsi in una dottrina, che non corrisponde ad un codice, che non combacia con una confort zone, che non sublima nessuna dimensione psico-affettiva.
Solo Dio potrebbe dire Io, diceva Maister Eckart, ed è un modo inverso di sviluppare questo ragionamento. Questo piccolo io evanescente ed ambivalente che ciascuno di noi è, per quanto afferma, si osserva e si definisce, è in virtù della grazia di Dio e non in virtù dell’auto definizione che si compie nell’incompiuto.
Scrive Adriana Zarri : “ Forse, agli inizi, il Signore va cercato, va chiamato, va atteso cosí: nel vuoto, come l'Unico, e il Solo. Le cose, attorno, sono ancor troppo petulanti e la voce di Dio troppo sommessa: se diamo udienza ad altro rischiamo di non udire Lui. In questo caso il deserto è veramente sabbia arida, secca, senza fiori; e i fiori sono tentazioni: anche i fiori innocenti. Sono un modo per consolarci, se Dio ci appare lontano, con gioie piú vicine: per dirci, nell'inconscio: «Pazienza, se non c'è Lui, c'è altro». È una situazione che tutti abbiamo sperimentato; e beati coloro che hanno saputo chiudere gli occhi, scegliere il deserto e attendere, nella sete gelosamente custodita, che sbocciasse l'unico fiore di Dio e che scorressero le sue acque. La maggior parte, invece, ha bevuto prima, dimenticando la sete di Lui. Ma poi, quando il Signore è venuto, sentiamo che il Solo non è solo ma, in sé, comprende tutto: i fiori, i gatti, i ruscelli, le piante, le nubi... E il deserto fiorisce: fiorisce di tutto perché è fiorito di lui. “[13]
Dio , l’amore per Dio inserisce noi stessi e la nostra esistenza in una prospettiva oltre gli intrecci della storia, ci solleva, ci consente di vivere il non attaccamento e nel contempo riconoscere l’esistenza di un amore più grande che mi riconosce e rende amabile il mondo e la vita.
Ogni via umana che non apre a tale mistero, a tale amore, all’oltre che ci sovrasta, al bene superiore rispetto a quello del nostro ombelico, al dono di sé che rende l’esistenza un luogo degno dove abitare, ecco ogni via umana che sia di filosofia, di pratiche, di psicologia che non si confronta con queste realtà, che le lascia inalterate, che intende abitare il mondo con l’intenzione che basti quel sapere può condurci alla speranza ma non alla fede.
Scrive Meister Eckhart “ Esiste un solo segreto, un solo processo essenziale : Dio deve nascere nell’uomo e l’uomo deve nascere in Dio “. ( 1300).
Ciascuno percorra il suo sentiero , per me il sentiero è quel rinascere in Dio e far posto a Dio in me. Il tema essenziale è che questo cercare noi stessi, questo abitarci in qualunque forma avvenga ha bisogno di coordinate essenziali che ci facciano uscire dall’irrequietezza.
Ecco quelle che per me sono essenziali, abbracciando le quali ogni cammino porta alla liberazione ed alla salvezza e persino ad un amore quieto con Dio, se stesso e gli altri:
- Sentire che tutto è già qui, che la ricerca affannosa non aggiunge e non toglie, che l’essenziale è stare, è abitare;
- La vita è complessa, l’abita la meraviglia ed il crollo, la speranza è scoprire che un’invicibile estate ci abita nel bel mezzo dell’inverno come scriveva Albert Camus;
- Siamo compimenti incompiuti non ci sarà un punto di arrivo in questa vita ma un tendere verso, un attendere in amorosa fedeltà e fiducia;
- La nostra inquietudine è il punto in cui si incontrano i nostri mari ( anima , mente, corpo) è un fatto esistenziale non una iattura ;
- Il vuoto è da abitare prendendocene cura lasciandolo aperto perchè possa una farfalla venire a salutarlo , curarlo per lo stupore, curarlo perché non vi crescano rovi , anche il vuoto è una dimensione antropologica, inutile cercare di fuggirlo ;
- Il dono della nostra ala a chi ne è rimasto privo con l’attenzione, con la gratuità ci rende la vita un luogo da abitare con pienezza e dignità;
- Definire il meno possibile, avere poche certezze e nessuno attaccamento.
In queste coordinate si può trovare la strada che conduce all’autenticità, alla nostra umanità dentro la quale vi auguro di scoprire e sentire l’amore dolcissimo di Dio capace di rendere la speranza umana leggera, calda, mite, misteriosa, eterna, abitata da amore fiducioso.
Dio allora diviene un tu dentro la mia esistenza, un amico il nome della cui amicizia la chiamo fede.
[1] Melanconia e fine del Mondo , Paolo Godani, Feltrinelli
[2] Mc. 1, 1-8
1 Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. 2Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via. 3Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, 4vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. 5Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 6Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. 7E proclamava: "Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo".
[3] Gv. 8,32
[4] Mt. 8,36 Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.
Zaccaria 10,2 Poiché i terafìm dicono menzogne, gli indovini vedono il falso, raccontano sogni fallaci, danno vane consolazioni: perciò vagano come un gregge, sono oppressi, perché senza pastore.
[5] Lc. 4, 31-44
[6] Cf. infra isaia 11 e 12
[7] Salmo 90
1 Tu che abiti al riparo dell'Altissimo
e dimori all'ombra dell'Onnipotente,
2 di' al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio, in cui confido».
3 Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.
4 Ti coprirà con le sue penne
sotto le sue ali troverai rifugio.
Deuternonomia 32, 11 Come un'aquila che veglia la sua nidiata,
che vola sopra i suoi nati,
egli spiegò le ali e lo prese,
lo sollevò sulle sue ali,
Esodo 19:4
"Voi avete visto quello che ho fatto agli Egiziani e come vi ho portato sopra ali d'aquila e vi ho condotti a me.
[8] Pubblicate in una lettera il giorno dopo la sua morte da La stampa di Torino il 10 Gennaio 2024
[9] 1 Libro di Samuele , cap 3, 1-21
[10] 1 Libro dei Re cap. 19, 11-12
[11] Gv 1,35-42
[12] Mt 16,13-20
[13] Un Eremo non è un guscio di Lumaca – Einaudi