
Il Papa ieri ha incontrato i Cardinali per due ore. Ha di fatto esplicitato la necessità che avverte in questo momento di un Papato sostenuto, non oso dire partecipato.
Allora possiamo sentire il momento, pur evitando di essere ora tutti allenatori da bar dello sport, biblisti, teologi ed esperti ma umili cercatori, donne ed uomini di fede sentita, vissuta ed intima .
Sento in virtù di ciò la possibilità di sostenere, accarezzare, provare a dire a Leone quel che sento e provo.
In queste prime ore quattro temi mi hanno colpito : il cristocentrismo, la fede, la missione, l’ateismo insieme logicamente a tutto il discorso sulla dottrina sociale e la pace.
Resto sui primi quattro oggetti in un certo qual modo di un confronto a distanza tra i Professori Andrea Grillo e Vito Mancuso.
Loro hanno le competenze, io no. Ma non è in un dibattito accademico che voglio entrare ma in quella esigenza urgente di sentirsi ciascuno dentro un contesto nel quale necessita superare ogni schema tra docenti e discenti, chierici e laici e riscoprire il senso della comunità a cui ciascuno concorre nella comunione e condivisione .
Sapere ed esperienza ci sospingono con umiltà a tratteggiare il futuro che appartiene a tutti.
Pastori e greggi insieme uniti dalla stessa puzza, alluvionati e scampati insieme a pulire lo stesso fango.
Sono pratiche che conosce bene il nostro Papa Roberto nella sua esperienza ultraventennale in Perù.
E da quella sua agenda popolare di lettura della storia che desidero ripartire perché anche la bibbia abbia in questa Chiesa che ci ha cullato una lettura popolare e dottrinale insieme.
Il professore Mancuso ha posto all’inizio del suo articolo il tema dell’ateismo ripreso dal professore Grillo.
Mi chiedo se quando devono scendere in campo fini teologi e filosofi per spiegarci le parole del Papa non ci sia qualcosa da aggiustare verso la semplicità e l’universalità.
Il professore Mancuso si chiede se non sia possibile un modo diverso di credere in Dio piuttosto che subire una definizione di ateismo in quanto al di fuori dei canoni.
Il professore Grillo precisa ( non mi va di scrivere ribatte perché sento che dobbiamo sviluppare un dialogo ed un confronto prendendoci per mano come ha chiesto il Papa quando si è affacciato la prima sera in Piazza San Pietro ) “Non è ateo chi non crede al dogma cristiano. E’ un ateismo di fatto se un cristiano contraddice la formula di fede della Chiesa cui appartiene. Nessuno condanna tutte le forme di “non ateismo” che le diverse religioni affermano, ma è necessario discutere accuratamente il rapporto tra il Dio oggetto della fede e le forme di vita e di rapporto con la coscienza che la fede stessa pone o impone. “
Qui si introduce un tema per me essenziale che di fatto il post concilio ha superato cioè il tema della salvezza al di fuori della Chiesa.
Dovremmo interrogarci sull’eternità della salvezza nella quale il qui ed ora è essenziale, dovremmo ribadire tutte le diversità che Gesù ha salvato ( le donne nella loro impurità, i malati esclusi dal contesto, il ragazzo/schiavo del centurione, gli stranieri ) , tutta gente fuori dalla norma.
Dobbiamo partire da questa a-normalità di Cristo per ribadire la sua via di salvezza.
Allora certo alla luce di questo stare fuori della norma per compierla , cioè illuminarla nell’autenticità, che dobbiamo leggere i documenti della Chiesa e la tradizione, la Lumen Gentium sia dove dice che “Si ricordino bene tutti i figli della Chiesa che … se non vi corrispondono col pensiero, con le parole e con le opere, non solo non si salveranno, ma anzi saranno più severamente giudicati .”, sia però quando subito dopo annuncia “ … il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore…Dio non e neppure lontano dagli altri che cercano il Dio ignoto nelle ombre e sotto le immagini, poiché egli dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa (cfr At 1,7,25-26), e come Salvatore vuole che tutti gli uomini si salvino (cfr. 1 Tm 2,4). …. Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che non sono ancora arrivati alla chiara cognizione e riconoscimento di Dio, ma si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta.”
Ecco allora che mi pare possiamo dire che la Salvezza è possibile per tutti in una vita non corrispondente alla legge ma alla pienezza , all’unità con l’uno.
E che fine faranno tutti i frammentati della storia come me ? Non abbiate paura saranno uniti nell’abbraccio che riserva loro l’Uno, perché la salvezza è per tutti nella misericordia di Dio.
Stanotte nell’addormentarmi e nello svegliarmi ho abbracciato il cuscino sentendo l’amore per Cristo.
Posso dire che questa è la salvezza per tutti ?
Posso dire che la missione è che tutti abbraccino come me il cuscino ?
Posso dire che ogni sera sarà così e se non sarà così non c’è salvezza ?
Posso dire quante volte tradisco questo amore ?
Dio carne, incarnato ma anche Dio che cova sulle acque sin dall’eternità come ci ricorda la Genesi, Dio presente in ogni creatura , nel roveto , nei sogni , nel fuoco.
Questa discesa in campo di Dio nel cuore dell’uomo ce lo ricordano tutte le tradizioni. E questo ci ricorda che la missione di questo tempo è condurre l’uomo all’uomo consapevole che il resto lo fa lo Spirito Santo e non noi, consapevoli che in quel cuore dell’uomo raggiunto dell’uomo contattiamo la meraviglia e quella meraviglia la possiamo arrivare a sentire che è Dio.
“Dentro il cuore un altro cuore racchiudi, Dentro il cuore un altro cuore è presente, questo cuore dentro il cuore è pensiero che precede le parole”.
(Neye Testo della spiritualità taoista)
“Tardi ti ho amato, bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato. Tu eri dentro di me, e io fuori. E là ti cercavo”.
(Sant’Agostino Cristiano)
“Per cercare Dio non è necessario andare in pellegrinaggio o accendere lampade o bruciare incenso davanti all’immagine della divinità o aspergerla d’olio. Egli risiede nel nostro cuore.”
(Gandhi Induista)
“Il tuo sè è stato fatto ad immagine di Dio. Cerca in te stesso tutto ciò che desideri conoscere... O cuore ti ho esaminato da un capo all’altro: non ho visto in te nient’altro che l’Amato”.
(Gialal al-Din Rumi poeta persiano vissuto nel 1200, musulmano)
L’uomo nella sua essenza è Dio.
(Dai libri delle Upanishad)
Si legge nell’apocrifo di Tommaso “chiunque gusta il significato di queste parole non gusterà la morte, se non conoscerete voi stessi allora sarete nella privazione e sarete voi stessi privazione ed ancora beato colui che raggiungerà il principio egli conoscerà la fine e non gusterà la morte “
Ecco se sapremo giocare in questo campo largo la missione, la fede, la chiesa, la risposta alla domanda di Gesu “chi dite che io sia?” allora saremo, dal Leone all’Agnello, mani a disposizione di Dio e per il popolo, per i frammentati, per quegli esclusi che tanto ama Papa Roberto.
Pietro Ravallese