
Cari amici, in questo tempo così violento sento che occorre tornare a sottolineare il valore e la portata rivoluzionaria della nonviolenza.
La pace non è questione solo delle cancellerie. La pace è il frutto delle nostre scelte quotidiane. Non solo come direbbe il professore Leonardo Becchetti di quelle col portafoglio e col boicottaggio ma di quelle con noi stessi ed i nostri vicini. La pace si costruisce mantenendo il portone alla signora del mio condominio.
Credo che la violenza devastatrice di questo periodo unita ad una politica da stadio, da fans, esiga una non violenza da rivendicare non solo come modello dell'agire sociale ( alla Gandhi o Capitini) ma come modello dell'uomo ecologico ( il mio rapporto con l'ambiente) , dell'uomo di fede (rinunciando al dio onnipotente ) , dell'uomo mite ( che per prima cosa perdona se stesso).
A partire da queste quattro dimensioni della non violenza sento sia necessaria una grande rivoluzione culturale e spirituale, educativa e pedagogica.
Probabilmente non c'è nulla da inventare ma occorre affiancare e sostenere, mettendosi accanto, quelli che il filosofo Roberto Mancini chiama i movimenti anticipativi, piccoli e grandi che siano, movimenti transnazionali o piccole realtà territoriali che anticipano e sognano nuovi modelli di società e di comunità economiche.
Non basta essere buoni, bravi, caritatevoli, spirituali , non basta ballare il tango, andare alle moderne Woodstock , ai centri spirituali, ai ritiri meditativi. occorre scegliere la non violenza come relazione con le cose, le persone, le dimensioni interiori, la fede, gli animali, la natura.
Sento che occorre abbandonare del tutto una logica predatoria per assumerne una donativa e la non violenza è quel ponte che ci può ricollegare con le nostre essenze intime, con l’umanità profonda ed essenziale , con la natura prima ed ultima che abita ogni essere.