
Auguri, Buon anno.
Ti auguro il meno.
I veri auguri per noi dovrebbero avere sempre il segno più davanti.
Più soldi, più salute, più potere, più obiettivi realizzati.
Io ti auguro il meno.
Non quello del vecchio proverbio che dice “chi si accontenta gode” ma il meno come segno di una vita autentica, come segno di una vita possibile , non persa nella continua rincorsa della prestazione.
Non quello del fatalismo, della sopportazione ma il meno come condizione liberante, come occasione che possiamo concederci per far posto nella nostra vita alla serenità e senza più smarrirla sia quando piangiamo, che quando sorridiamo, sia quando soffriamo che quando ci accarezza la felicità.
- Allora nel segno del meno ti auguro di arrenderti, ti auguro la resa non di chi porge il petto ad un nemico , ma di chi affida il cuore ad un’amica, alla vita che fa meglio di noi il suo mestiere.
- Ti auguro la resa dall’illusione di poter dominare, programmare, pianificare, esercitare potere su ogni cosa ed in ogni circostanza perché la vita è complessa , cioè abitata da tante forze ed energie che corrono su diversi piani, ed io e te non siamo gli unici che coltivano idee e desideri.
- Ti auguro poi la paziente capacità di abitare la domanda, il non sapere, il vuoto, la mancanza senza alcuna fretta e senza alcuna pretesa.
- Ti auguro di saper abitare il tempo lungo delle incertezze per avere forse un giorno le risposte che attendiamo, oppure no. Perché poi ogni risposta apre altre domande, e ad ogni soddisfazione si legano altre mancanze.
- Ti auguro di riconoscere che questo abitare la domanda è il gioco della vita accogliendolo possiamo giungere a conoscere noi stessi , l’unica vera risposta che dobbiamo far arrivare nella nostra vita.
- Ti auguro di farti amico il buio, di far sedere accanto a te le paure, di spolverare i tuoi limiti, e di chiedere a tutti questi fantasmi cosa vengono a suggerirti.
- Ti auguro di avere fiducia nel buio, esso è già incinto di luce come il tramonto dell’alba.
- Ti auguro di fare la magia di far rilucere il buio e di non ingannarti cercando al di fuori di te una luce artificiale.
- Ti auguro di sentire che è solo una danza, dobbiamo imparare a danzare tra luci ed ombre, fragilità e vigore, quel poco che sappiamo e tutto il resto che non sappiamo. Al primo passo di danza i fantasmi diverranno danzatrici e danzatori.
- Ti auguro il meno della discepola e del discepolo, sentirsi discepoli per tutta la vita e non maestri, cercatori di gioia, cercatori di pace non conquistatori.
- Ti auguro di non nutrire più il desiderio di conquistare le cose, le persone, di piegare le situazioni a proprio vantaggio .
- Ti auguro di sentire che, smettendo di mettere al centro i propri bisogni soltanto, come per incanto, la nostra inquietudine inizia a veleggiare verso la quiete che abita l’umiltà e non l’orgoglio, la mitezza e non la superbia.
- Ti auguro di guarire anche senza la guarigione. Non tutti i mali , quelli del corpo, del cuore, della mente, quelli del mondo in cui viviamo possono essere eliminati.
- Ti auguro di avvertire che la guarigione è innanzitutto la cura, prendersi cura di sé e degli altri, questa è la guarigione anche se ci sono mali che non riusciremo ad allontanare.
- Ti auguro di scegliere la cura di te stessa o di te stesso come postura con la quale relazionarsi col male. A volte l’unica guarigione possibile. Ma salva.
- Ti auguro di rinunciare alla forza e di accogliere la fragilità, la debolezza, la malattia, e persino la morte, la stretta del cuore e della mente come una compagna al pari del sorriso, della gioia, dell’allegria, dell’entusiasmo.
- Ti auguro di rinunciare alla lotta , di accarezzarla. Quel piccolo bambino, quella piccola bambina sei tu, sono io e ci chiede di essere visto, di essere preso per mano , di non essere lasciato solo anche da me, anche da te. A volte abbracciare la fragilità è l’unico modo per non morire, per smettere di sopravvivere, per ridonarsi dignità, per imparare ad amarsi.
- Ti auguro il meno dell’imperfezione e di imparare a sostare nell’incompiutezza.
- Ti auguro di abbandonare l’illusione e di sentire che ciò che aiuta a dare al nostro destino una destinazione è la consapevolezza che la vita risplende in un ossimoro , la vita è un compimento incompiuto.
- Ti auguro di rinunciare all’idea che la storia ti appartenga fino in fondo , che la storia abbia un valore solo se ad essa io, tu possiamo darle un finale e soprattutto un lieto fine.
- Ti auguro poi di non fare, di non agire , di sostare, di stare , di sentire questo come un altro modo di camminare nella vita senza frenesia. Non agire è avere la consapevolezza dei frutti spontanei che la vita genera , non agire è non coltivare attaccamento non nutrire aspettative rispetto ai frutti delle proprie azioni.
- Ti auguro di non coltivare più l’idea che si possa accettare il male e persino l’idea di poter fare il male a fin di bene. Oggi sembra del tutto irrilevante dare un nome al male perché è stato reso partecipe dei nostri fini, dei bisogni, dei desideri delle nostre vite , del nostro bene, della realizzazione dei nostri sogni. Siamo arrivati ad accettare che il male possa essere confuso, coesistere col bene non più separato , consustanziale ad esso.
- Ti auguro di riuscire a discernere sempre il male dal bene, soprattutto quando questo ti convocherà a non mancare di rispetto a te ed agli altri.
- Ti auguro di vivere il segno meno proprio esattamente dove sei, nel luogo, nella famiglia, nel lavoro, in tutto ciò che vivi ora, cambiando non le cose o le situazioni, spesso non serve, spesso è sufficiente cambiare il tuo sguardo. Il modo con il quale tocchiamo e guardiiamo il mondo ha il potere di trasformarlo.
- Ti auguro di lasciare andare il proposito di sedurre , cioè condurre a te le persone, specie quelle che ti sono care. Rinuncia perché amare è fare in modo che ciascuna e ciascuno possa conoscere se stesso, il desiderio profondo ed autentico che lo abita e viverlo, anche quando non coincide col nostro.
- Ti auguro di riconoscere nella solitudine non una sfortuna ma una possibilità . La possibilità che le donne e gli uomini liberano il proprio cuore dalla prigione e dalla dipendenza. Questo tempo ci chiama ad una rivoluzione del cuore: sentire di poter appartenere ed essere appartenuto da ogni vivente, pietra, animale o persona che sia. E’ una terza strada, un’altra via possibile non sempre alternativa, spesso concorrente con la via delle vocazioni che finora abbiamo, culturalmente ed antropologicamente, conosciuto e cioè la consacrazione o la relazione romantica.
- Ti auguro meno frenesia e più entusiasmo, ti auguro meno fretta e più lentezza, ti auguro di riappropiarti di tempi oramai smarriti , quello della convalescenza ad esempio o quello del lutto, quando si andava col bottone alla giacca o le calze nere per dire sto qui tra voi ma sospeso, quando il dolore si sgonfierà toccherò di nuovo terra
- Ti auguro meno rumore e più silenzio per non distrarti dalla necessità di ascoltare te e la vita e così essere fertile, generativa o generativo. Ti auguro di non fuggire la vita con la droga a buon mercato del rumore.
- Ti auguro di leggere meno registri contabili e più poesie.
- Tra tutte le poesie ti auguro di leggere per prima la poesia che ti abita: quell’ antica e originaria sete di infinito che non ci fa mai bastare ciò che le mani toccano. Quella poesia è divina. Dio è un poeta non un giudice, non un castigatore , non un legislatore , non uno che distribuisce premi. Dio abita il mistero sulla cui soglia ci fermiamo mentre la poesia va avanti per cogliere una stella e farci luce.
- Ti auguro di arrivare a quella soglia ed avvertire che non ci è più possibile andare avanti ed allo stesso tempo che nemmeno indietro più vogliamo tornare . Da da quella soglia tra il finito e l’infinito, tra il noto e l’ineffabbile ogni piccolissima particella dell’universo che noi siamo ci appare talmente bella da poterla solo contemplare, amare.
Auguri.
Gli stessi meno che auguro a te li auguro a me.
Buon anno . Proviamo a costruire la Pace , le guerre non risolvono nulla sia dentro di noi che dove ora si stanno combattendo.
Pietro Ravallese
Piccolo Eremo di fraternità La Casa dei Fili D’erba