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Praticare, Lodare, Contemplare

05 pratiche consapevolezze

“ Il mondo è un luogo abitabile solo per chi coltiva la propria vita interiore “

(Alessandro D’Avenia )

Praticare è il modo che ho trovato per coltivare la vita interiore.

Lo stare ogni giorno nel ritmo del cammino spirituale non è cosa che attiene l’esterno del proprio cuore o del corpo, dell’anima, della mente, come se fosse un farmaco da poter ingerire e lasciarlo agire mentre non ci si accorge di nulla.

Non è nato a tavolino questo cammino, questo ritmo, questa disciplina, questa coltivazione del giardino interiore, questo farsi prestare dalla vita occhi di meraviglia e di stupore.

Questo seme si è dovuto fare spazio tra i rovi e poi, mano a mano, che passavano i giorni e gli anni ha preso forma in un modo per me inimmaginabile. Chissà quale altra forma prenderà negli anni.

Quello che io ho sentito è stato il bisogno di una vita contemplativa dentro la vita attiva.

Ho cominciato allora ad organizzare il tempo e lo spazio perché io potessi prendermi cura di questo bisogno profondo non una tantum ma con continuità.

Non sapevo, e forse non so ancora, dove tutto ciò mi avrebbe portato. Mi sono in gran parte lasciato fare.

Ed anche qua è stata una bella sfida, mettermi di lato , abbandonare il desiderio di essere io il vasaio della mia vita.

Se vuoi dimagrire fai una dieta. Se vuoi farti i muscoli vai in palestra. Ma se vuoi contattare te stesso, e la poesia che abita il mondo che fai ?

Io non ho scelto questo desiderio. E lui che ha scelto me.

Io ad un certo punto ho dovuto semplicemente fargli posto per poter essere felice, non sfuggirgli più.

Personalmente avverto che è un desiderio che bussa alla porta della vita di tutti.

Distratti e disattenti chissà quante volte lo soffochiamo.

E’ il desiderio di pace, di quiete, di meraviglia, di bellezza, di stupore, di tenerezza, di amore, di dolcezza, di verità, di autenticità, di poesia, di armonia, di unità,  o in un solo nome, che contiene tutti gli altri, è il desiderio di Dio.

Ad un certo punto senti che quella parola di Gesù” quando preghi entra in camera e chiusa la porta prega il Padre tuo nel segreto “ ( Mt. 6,6 ) non è un precetto ma un invito ad un cammino interiore ed incontro a Dio.

Questo cammino orienta poi tutta l’esistenza. Da quella camera si passa ai marciapiedi, e quel tempo di preghiera e di pratica diviene tempo che avvolge tutta la vita, diviene una postura esistenziale.

Quel praticare orienta la vita, il dono, l’accoglienza, l’amore, quel praticare nutre la gioia.

Scrive Byung Chul Han[1] “ I riti sono azioni simboliche. Tramandano e rappresentano quei valori e quegli ordinamenti che sorreggono una comunità. Creano una comunità senza comunicazione, mentre oggi domina una comunicazione senza comunità. I riti si lasciano definire nei termini di tecniche simboliche dell’accasamento: essi trasformano l’essere nel mondo in un essere a casa, fanno del mondo un posto affidabile. Rendono il tempo abitabile, anzi lo rendono calpestabile come una casa. I riti stabilizzano la vita. L’odierna coazione a produrre distrugge consapevolmente la durata allo scopo di produrre di più, di costringere a un maggior consumo. L’indugiare, d’altro canto, presuppone cose che durano; se le cose vengono solo usate e consumate , ecco che indugiare diventa impossibile. La scomparsa dei simboli rimanda alla crescente atomizzazione della società. La percezione seriale non indugia. Anzi si affretta da un’informazione all’altra, da un evento all’altro, da una sensazione all’altra senza mai giungere a una conclusione. L’intensità al giorno d’oggi cede ovunque il passo all’estensità. Ogni pratica religiosa è un esercizio di attenzione, e il tempio è un luogo di profonda attenzione. Secondo Malebranche , l’attenzione è la preghiera naturale dell’anima. Oggi l’anima non prega -  produce se stessa senza sosta. Imparare a memoria in francese si dice apprendre par coeur. E’ evidente che le ripetizioni, da sole, arrivano al cuore. Le ripetizioni stabilizzano e acuiscono l’attenzione. A caccia di nuovi stimoli, eccitazioni ed esperienze oggi perdiamo la capacità di ripetere. Il nuovo si appiattisce, è una merce che si consuma e riaccende il bisogno di nuovo. Nel nuovo è quindi insita una struttura temporale che sbiadisce presto in routine, senza consentire alcuna ripetizione appagante. L’odierna crisi della comunità è una crisi della risonanza : la comunicazione digitale è costituita da camere di riverbero nelle quali si sente soprattutto la propria voce mentre si parla. I like, i friend e i follower non preparano alcun terreno risonante, rafforzano solo l’eco del sé. La crescente atomizzazione della società riguarda anche il suo profilo emotivo.  I sentimenti comunitari si formano sempre più di rado. In compenso, impulsi e ardori passeggeri, caratteristici di un individuo isolato, imperversano. “

[1] La Scomparsa dei riti – Byung Chul Han – Ed. Nottetempo