
Sto rileggendo Al Giardino ancora non l’ho detto. E’ un libro della mia amata Pia Pera. E’ un libro che ho letto dopo la sua morte ed è stata la porta di ingresso nel mondo e nell’anima di questa donna e del suo laico rapporto con il mistero, il bello, il desiderio, la vita, attraverso il giardino.
Mi colpiscono queste parole e mi destano. E’ una formidabile intuizione questa di Pia Pera, eccola:
“ Continuo a interrogarmi sulla professione di fede di padre Sophronios. Mi chiedo come sia possibile tanta certezza. Ho sempre avuto più dimestichezza col non sapere che col sapere. Giorni di insoddisfazione, poi questa sera, guardando il cielo incorniciato tra il grande leccio e il cipresso, mi pare di trovare una risposta. Non è questione di sapere, ma di amare. Io nulla so e nulla posso dimostrare, però amo. Amo l'Adagio del quartetto op. 132 di Beethoven, «Heiliger Dankgesang», la severa Madonna di Piero della Francesca con la sua coorte di angeli siderali, il Cristo coronato di spine di Beato Angelico e le sue Annunciazioni, le storie di Gesù, la Trinità di Andrej Rublëv, amo Dio, il creato, la preghiera, amo e provo tenerezza per tutto questo, desidero sentirmi connessa all'energia dell'Amore e mi rasserena contemplare il Bene. Mi è estraneo il Credo e più che mai il catechismo, mi ripugna che mi sia richiesto di mentire a me stessa affermando di credere cose di cui nulla so né posso sapere. Nel dogma - asservimento, nell'amore - libertà. “Sei credente?” - domanda per me insensata. “Sei amante?” - oh sì, amante! E tuttavia la professione di fede di padre Sophronios mi è cara e mi commuove: ha tutta la bellezza e la forza di un'icona.”[1]
Che peccato aver fatto del mentale e non del cuore la cartina di tornasole della nostra fede. Sei un credente, sei un praticante inteso come assiduo frequentatore del tempio? Allora ci sei, sei dalla parte giusta. Sei fedele? Già si usa meno.
Sei un amante per i fatti della fede ancor meno. Ed invece sta tutto lì. Siamo amanti ed amati nella nostra relazione con Dio, non creduti o credenti. E se non ci sentiamo amati non potremo essere amanti.
Che ce ne facciamo di una fede che ha bisogno della sottoscrizione di un atto notarile. Che ce ne facciamo di una fede che è vera o pura solo se sottoscrive punto per punto cose più grandi di me, che nemmeno riesco ad avvertire come fondamentali per alzarmi tutte le mattine e fare l’amore con Dio o dopo essermi rigirato nel letto dicendo Ti amo.
Lo scrivo solo perché a volte mi capita. E sono le notti che precedono giorni belli.
Sei amante? Non solo ami gli uomini, ma ami Dio? Altrimenti che crediamo a fare?
E come in ogni amore amiamo per come lui è e tu sei, nella fedeltà, nel rispetto, accogliendoci per come siamo nell’assoluto mistero. Insomma qualcosa molto più vivo e salvifico di un credo. Nell’amore c’è il corpo, il cuore, l’anima, la mente, il sentimento, la ragione, ben oltre il mentale.
Si Pia Pera apre uno spazio del possibile, del sufficiente oltre ogni ragionevole e necessario dubbio, ed oltre ogni irragionevole presunzione di certezza. E’ questo uno spazio di amore.
Questo spazio radica la relazione tra me e Dio ben più profondamente di qualsiasi dogma. Questo mi aiuta anche a dire come quella militanza, quell’azione, quel servizio, quell’agire intorno alla quale sono cresciute centinaia di generazioni nella coazione all’opera, piuttosto che alla scoperta di questo spazio di amore e del mistero, nel quale diventare donna ed uomo sia uno dei grandi danni che ci dobbiamo intestare.
L’aver ridotto spesso la fede a dottrina, e l’appartenenza alla militanza, sperando così di cambiare il mondo.
Ora che scrivo è da pochi giorni è stato Santo Stefano, primo martire della tradizione, ecco gli auguri ai miei amici che portano il nome di questo Santo : “ Inutile dirti e ricordarti. Hai un nome impegnativo. Un nome che fa memoria di carità e sacrificio. Ti auguro per una volta di metterle da parte . Di non puntare su un fare per fare. Siamo troppi intrisi di un agire senza essere nulla. Ti auguro di puntare tutto sull'essere. Una carità, un sacrificio, un agire ma anche un godimento che sgorga da un cuore pacificato dalla vita spirituale è ciò che davvero è capace di cambiare non solo la faccia della terra ma anche il suo cuore.”
[1] Pia Pera “ Al giardino ancora non l’ho detto” pag. 78-79 – Ponte alle Grazie