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Nel punto più cupo del buio la compassione ci consente di avvertire il sorriso, la luce e le ombre diventano amiche

nutri i tuoi demoni bis

 

Quanti sensi di colpe intorno alle nostre fragilità, alla delusione di non sentirci nell’uno, in armonia, nella pienezza, nelle bellezza, nella purezza.

Quanta delusione nel sentirsi condizionati dalle ombre e dalle fragilità,  “dipendenze e viziosità” .  “Che cosa significa salvezza il Vangelo lo dice esplicitamente : liberazione da tutto quello che fa ammalare e deturpa l’umanità, ovvero spiriti oscuri, demoni, serpenti, veleni, ogni forza contraria all’ordine divino, al bene, alla bellezza.” “ Siamo assuefatti , dipendenti da viziosità e forze che non sono solo individuali, ma collettive. Il percorso di crescita spirituale invita a distaccarsi dalla massa, ma anche da gruppi troppo identitari, per entrare in sè stessi. L'evoluzione è innanzitutto personale e di conseguenza sociale. Passa attraverso la coscienza, che è come un occhio capace di abbracciare il tutto guardandolo come dall'esterno. Porta l'io a fare centro nel profondo dove l'essenza è sempre custodita, dove la scintilla divina rifulge fin dal principio. Stimola l'individuo a conoscere se stesso, a liberarsi dalle viziosità che lo omologano. La società di massa globalizzata rende dipendenti, fa regredire psichicamente. Massificando abbrutisce. L'individuo si spenge, diviene prigioniero di modelli indotti e spersonalizzanti.” Antonella Lumini Dalla Comunità alla Comunione, Ed.Paoline

La scelta di una via spirituale non mette al riparo dalle contraddizioni, dalla moltitudine che ci abitano. Abitare la vita a partire dal mistero, in una via mistica dentro il quotidiano e l’improbabile – avrebbe detto Adriana Zarri - non pone al riparo dalla fatica del vivere, dalle cadute e dalle emozioni tutte.  Trattare con compassione le proprie fragilità significa guardarle senza più inimicizia.

 “Il metodo che io chiamo nutrire i demoni, basato sui principi del Chöd, è una pratica semplice in cinque stadi che non richiede alcuna conoscenza del buddhismo né di alcuna pratica spirituale tibetana. Nel primo stadio, scopriamo dove tratteniamo più tenacemente il nostro "demone" nel corpo. Questo demone può essere una dipendenza, l'odio di sé, il perfezionismo, la rabbia, la gelosia o qualsiasi cosa ci abbatta, prosciugando la nostra energia. In parole povere, i nostri demoni sono ciò di cui abbiamo paura. Come diceva Machig, qualsiasi cosa blocchi la nostra completa libertà interiore è un demone. Machig parlava anche di dèi-demoni. Gli dèi sono le nostre speranze, ciò che ci ossessiona, che desideriamo intensamente, i nostri attaccamenti.

Per dèi-demoni s'intende quando una speranza e una paura sono strettamente connesse; quando continuiamo a oscilla-re tra speranza e paura, questo è un dio-demone. Anche se nelle pagine seguenti faccio per lo più riferimento ai demoni, lo stesso approccio si può applicare altrettanto bene agli dèi e agli dèi-demoni.  Nel secondo stadio permettiamo all'energia che riconosciamo nel corpo di assumere la forma personificata del demone di fronte a noi. Nel terzo stadio scopriamo di cosa ha bisogno, mettendoci nei suoi panni, diventando il demone. Nel quarto stadio immaginiamo di dissolvere il nostro corpo in un nettare di ciò di cui il demo ne ha bisogno e lo lasciamo riversare in lui. In questo modo lo nutriamo, lo sfamiamo fino a completa soddisfazione. Una volta che il demone è soddisfatto, scopriamo che l'energia che era bloccata si trasforma in un alleato. Questo alleato ci offre protezione e sostegno, per poi scomparire in noi. Alla fine del quarto stadio ci dissolviamo nella vacuità, e nel quinto e ultimo stadio semplicemente riposiamo nella consapevolezza aperta, che deriva da questo dissolversi.

Paradossalmente, nutrire i nostri dèi o demoni fino a completa soddisfazione non li rafforza, ma rende disponibile l'energia che era rimasta imprigionata in loro. In questo modo emozioni molto intense restate intrappola-te dal conflitto interno vengono liberate e si trasformano in qualcosa di benefico. Quando cerchiamo di combattere o di reprimere le nostre parti disconosciute che io chiamo demoni, esse riacquistano potere e sviluppano resistenza. Sfamando i nostri demoni, non solo li rendiamo inoffensivi; rivolgendoci a essi, anziché scappare, nutriamo le nostre parti ombra, cosicché l'energia intrappolata nella lotta si trasforma in una forza positiva protettiva.” ( Tsultrim Allione , tradotta da Chandra Candiani, Nutri i tuoi demoni, Oscar Mondadori )

   Nel punto più cupo del buio la compassione ci consente di avvertire il sorriso, la luce , le ombre diventano amiche . E la condizione che rende possibile il lasciarle andare.