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Nutrire La Speranza

un giorno staremo senza mare 1

Cari amici siamo in un tempo cui la speranza ci sollecita, ci chiede di prendere forma nella nostra vira . E’ questo un tempo che ci richiede un supplemento di speranza. Nel buio la luce diviene indispensabile, e sapere che ci sarà un’alba rende possibile l’attesa. Si ci sarà un ‘alba anche per questo buio.

Ce lo dicono sia i tanti segni che si stanno muovendo in direzione ostinata e contraria, l’indignazione ed il coraggio di tanti giovani, la nostra storia e la fiducia che possiamo e dobbiamo nutrire.

La violenza e la guerra nascono da una realtà umana che ha perso il senso della comunità a favore dell’atomizzazione della stessa. Dice il filosofo Chul Han che abbiamo costruito processi comunicativi senza comunità. Siamo per lo più preda della rapidità e dell’istinto, il bene comune si è smarrito nella coazione a produrre e consumare.

Questo è il brodo primordiale dove la violenza è stata messa a dimora. In questo brodo la polarizzazione amico nemico prende forma in un attimo. Basta un linguaggio da stadio e si accende il fuoco della mischia, della guerra.

Possiamo e dobbiamo sperare allora con fiducia, che della speranza è sorella. Ciascuno di noi può intestarsi la responsabilità di un piccolo angolo di cielo sotto il quale poggia i piedi. Questo cielo cammina insieme alle nuvole per condurre il cambiamento. Nel nostro piccolo angolo di cielo non dobbiamo solo resistere ma insistere a seminare quel mondo nuovo che è possibile e che la storia ci racconta.

Se guardiamo le nostre vite e quelle di amici, di tanti come noi anonimi possiamo scorgere le tante albe, i tanti domani, i tanti futuri che sono sorti in maniera inedita. La speranza è sempre all’opera.

In questi giorni sento un gran fermento intorno a questo tema, incontri, convegni, libri. E’ giusto, è necessario. Dall’altra parte lavorano alacremente i portatori di buio e di paure. E’ tempo questo di fare gli straordinari più con la vita che con le parole.

Dobbiamo incarnare la speranza ad esempio non accettando ma accogliendo le cose che la vita ci propone.

Accettazione è atteggiamento supino, accoglienza è come un utero che si lascia ingravidare e ricrea.

La speranza non è l’ottimismo inerte di chi dice non facendo nulla che andrà tutto bene ma è lo spirito mite di chi ci mette le sue mani sapendo che in ogni caso ne è valsa la pena.

Abramo è uno degli uomini di speranza che più mi garba. Una speranza non cieca la sua ma sperimentata. Abramo sperimenta che ogni volta che lascia andare qualcosa la vita apre un nuovo orizzonte.

Abramo ha dovuto partire e ripartire, ha dovuto ripartire lasciando andare olre che la terra il suo padre padrone, il nipote lot, l’inganno verso i re a cui presentava Sara come sorella anziché moglie, la bramosia verso il possesso, ha dovuto lasciare andare Agar ed Ismaele ma anche lo stesso Isacco nel giorno tremendo della prova del sacrificio che Dio fermò.

Questa fiducia di Abramo è fatta di carne , di vita , concretezza, questa speranza lo portò ad avere dei figli alla soglia dei cento anni fidandosi della promessa di Dio. Abramo possiamo essere noi stessi.

La speranza ha una serie di connotazioni e di proposte, alcune concrete altre ideali, alcune umane altre spirituali. Oggi non solo dobbiamo ma possiamo far posto a tali caratteristiche della speranza nel nostro quotidiano, nelle nostre relazioni, nella nostra indignazione , coraggio, responsabilità, mitezza, non attaccamento, nel nostro desiderio purificato dalla bramosia, nel nostro abbandono libero da strategie e programmazioni .   Le nostre vite, le nostre piccole fiamme , i nostri sorrisi sono più tenaci del buio, squarciano il cielo e seminano stelle.