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Non riduciamo la Chiesa ad una prestazione , da chiedere e da erogare

GESU BAMBINO

 

In questo periodo mi hanno colpito alcuni articoli e documenti sulla vita ecclesiale della chiesa cattolica ed i suoi risvolti sociali.

Il primo è stato un articolo della pedagogista Paola Bignardi, già presidente dell’Azione Cattolica italiana, pubblicato su Avvenire nel quale le cause dell’allontanamento dei giovani dalla messa vengono ricondotte sostanzialmente alla forma.  ( clicca qui per leggere )

Il secondo è il documento Elogio della Monogamia nel quale è ricompreso anche uno spunto nuovo sul vivere la sessualità all’interno del matrimonio. (clicca qui per leggere)

Il terzo è il documento conclusivo del sinodo dal titolo significativo Lievito di pace e di Speranza  ( clicca qui per leggere )

Il quarto documento è la Sintesi della Commissione di Studio sul Diaconato Femminile che ha deluso in molti le aspettative sull’apertura di un diverso ruolo nelle donne nel ministero ecclesiale ( clicca quì per leggere )

Non entro nel merito di tutti questi complessi contributi.

Resta il desiderio di continuare a riflettere insieme su quello che noi cerchiamo dentro una comunità e nella Chiesa e quello che la Chiesa Cattolica ci offre.

Sento che il rischio è che tutto si risolva in una prestazione. Noi chiediamo una prestazione e la Chiesa ci offre prestazioni. I riti diventano la prestazione che chiediamo e la Chiesa riflette su come meglio offrire la prestazione. Noi poco disponibili ad entrare dentro un cammino comunitario che non ci fornisca un prodotto pronto all’uso e la Chiesa ferma a darci un prodotto pronto all’uso. Noi poco disponibili a lasciarci sedurre dal divino a partire da un lavoro esperienziale su noi stessi e la Chiesa poco pronta a mettere al centro il messaggio che Dio abita innanzitutto ciascuno di noi e poi tutto il resto, riti compresi . Prima che in una chiesa il mistero va cercato dentro ciascuno di noi.

I riti sono forme di comunicazione senza parole quando le comunità esistono oppure sono cembali vuoti quando si smarrisce l’umanità e la comunità.

Sento in questi giorni l’urgenza di passaggi esistenziali che il Cristianesimo ed il cattolicesimo deve operare in questo tempo per il bene della comunità e dell’umanità e non attengono al mero rinnovamento di una forma.

Il problema non è riempire le sale ma è ricercare e ritrovare il senso di questa esperienza spirituale.

Sento che occorre provare ad individuare dei passaggi, dei cambi di stato.

In questo momento provo ad elencarne alcuni in maniera non esaustiva. Su ciascuno resta da condurre una riflessione ampia che in parte anche con questa piccola esperienza di silenzio, preghiera, contemplazione provo a portare avanti.

  1. Dalla para - oikia alla okia, dalla parrocchia istituzione alla chiesa domestica
  2. Dal peccato come categoria morale al peccato come ostacolo alla propria evoluzione ed armonia (amartia)
  3. Dal peccato individuale a quello sociale
  4. Dal patriarcato maschile all'accoglienza del femminile come forma mite e tenera della chiesa madre. Chiesa madre non come capogruppo istituzionale ma madre come utero che ci ripartorisce
  5. Dalla certezza al dubbio
  6. Dall'esclusione all'inclusione
  7. Dalla resurrezione nell'al di là alla resurrezione che inizia nell'al di qua facendosi trovare vivi dalla morte
  8. Dalla morte come convocazione del proprio tribunale per l'eternità alla morte come sorella, via per un cambio di stato, un abbraccio eterno con l'eternità e l'universo intero
  9. Dall'ambiguità alla parresia
  10. Dall'individualismo clericale alla comunità
  11. Dal pulpito alla circolarità dell'assemblea
  12. Dal dolorismo all'attraversamento del dolore
  13. Dal dogmatismo al mistero
  14. Dal mio Dio al nostro Dio
  15. Dal Dio geloso al Dio misericordioso
  16. Dal Dio onnipotente al Dio onniamante
  17. Dal ti perdono come esercizio di potere al riconoscere il bisogno di far crescere in ciascuno la consapevolezza di doversi perdonare per primi con tutti i conseguenti processi elaborativi che questo comporta
  18. Dalla preghiera violenta alla preghiera mite e non violenta
  19. Dal limite come cacciata dall'Eden, al limite come temperanza
  20. Dalla caduta come condanna, al vieni mille volte, chiunque tu sia, qualunque fallimento abbia vissuto
  21. Dal fare, dall'agire all'essere. Solo l'essere è postura che ci rende cocreatori
  22. Dalla perfezione santa dell'uomo di fede al diritto alla fragilità
  23. Dal tutto è compiuto al continuo divenire

Li riconto e sono 23, i primi 23 passaggi perché possa la nostra fede essere in questo tempo calda e non fredda . Non è un caso.

Il 23 è il numero del corpo. 23 sono le coppie di cromosomi. Secondo i modelli di bioritmo noi abbiamo un ciclo fisico di 23 giorni, uno emotivo di 28 ed intellettuale di 33.

Il 23 ci invita a stare centrati, ad ascoltare il corpo per collegarci ed attraversare i nostri livelli sottili dello spirito. Il corpo è la lavagna dell’anima.

Noi siamo il corpo della Chiesa non viceversa.

Nella numerologia i numeri si sommano ed il 23 da per risultato il cinque. Ed allora anche invitando ad aprire nuovi sentieri di esplorazione mi appello alla sapienza di una teologa: la suora domenica Antonietta Potente che nel libro Semplicemente Vivere scrive “ Mi limito a delineare cinque piccoli passi. In quanto sia nella sapienza alchemica che in quella della cabala ebraica il cinque sta a significare lo spostamento, l’inizio : rappresenta il compimento di un passaggio che facciamo perché la nostra anima ha colto il limite della nostra umanità e spinge a muoverci ancora chiedendoci di spalancarci a qualcosa di nuovo“

Ecco 23 non è un caso, sue più tre fa cinque, ci indica la necessità di spalancarci a qualcosa di nuovo anche nella costruzione del futuro nella Chiesa Cattolica.