
ABBIAMO BISOGNO DEL NUTRIMENTO DELL’INVISIBILE
C’è un versetto , il 20 , nel salmo 77 che parla delle orme di Dio. La Cei e Luzi traducono “le tue orme non furono riconosciute”,
il salterio di Bose “le tue orme sono restate invisibili”, la Interconfessionale “Nessuno può trovare le tue orme”, la Nuova Riveduta “le tue orme non furono visibili”, invece “ le tue orme rimasero ignote” scrive Davide Maria Turoldo. Sembra quasi che sia stata una sciagura non aver visto quelle orme, io nel libro di preghiere che sto scrivendo per La Casa dei fili d’Erba ho reso questo versetto 20 in questo modo : Sul mare il tuo cammino, la tua via sulle acque. Le tue orme restano invisibili.
Spero di riuscire a comunicare ed a pregare il valore, l’importanza, l’essenzialità dell’invisibile. Non tutto deve o può divenire visibile, la pretesa della visibilità oserei dire è distruttiva, è fagocitante. Lasciamo che l’invisibile possa fare il suo mestiere, possa edificarci, cioè non renderci più alti e tronfi ma possa costruirci nei nostri tessuti intimi.
Ecco cosa scrive James Hillman ( Il codice dell’anima ) , io l’ho trovato stupendo. “ Nel regno (o è un centro commerciale?) dell'Occidente, la coscienza ha sollevato il trascendente sempre più in alto e sempre più lontano dalla vita quotidiana. L'abisso attraversabile è diventato vuoto cosmico. Gli dèi si sono ritirati. Una volta rimossa l'invisibilità dalla sua funzione di sostegno dietro tutte le cose tra le quali viviamo - sicché tutti i nostri «beni» accumulati sono diventati merci - Cristo diventa l’unica figura che possa riportarci a quella fondamentale invisibilità su cui le culture hanno sempre poggiato.
L’incarnazione significa presenza dell’invisibile nella comune materia di questa nostra vita umana.Il momento più patologizzato di tutto il racconto della Incarnazione è quello del grido sulla croce, che dice l’angoscia lacerante di quando si è circondati soltanto dal mondo visibile. Quando l’invisibile abbandona il mondo quotidiano ( come fece con Giobbe ) allora il mondo visibile non può alimentare la vita perché la vita non ha più il suo sostegno invisibile . Allora il mondo ti dilania. La compresenza di visibile ed invisibile è ciò che alimenta la vita. Il grandioso compito di una cultura che voglia alimentare la vita, dunque, consiste nel mantenere gli invisibili attaccati a sé, gli dèi sorridenti e soddisfatti: nell'invitarli a rimanere con riti propiziatori e cerimonie; con canti e danze, addobbi e litanie; con feste annuali e commemorazioni; con grandi dottrine come quella dell'Incarnazione e con piccoli gesti intuitivi, come toccare legno, sgranare il rosario, tenere addosso una zampa di coniglio o un dente di squalo; o appendendo il mezuzoth allo stipite della porta , o un portafortuna sopra il cruscotto; o deponendo in silenzio un fiore sopra una pietra lucidata. Queste cose non c'entrano con la fede…… Si tratta soltanto di non dimenticare che gli Invisibili possono andarsene, lasciandoci soltanto, per coprirci le spalle, i rapporti umani. Come dicevano i greci dei loro dèi: non chiedono molto, soltanto di non essere dimenticati. I miti mantengono invisibilmente tra noi il loro regno daimonico. Lo stesso fanno le fiabe popolari, come quella del taglialegna che lasciò cadere l'accetta dal taglio affilato, e penetrò sempre più nel profondo della foresta per restare vicino a quel sorriso”