
Cari amici,
abbiamo bisogno di ritmi, riti, pratiche, continue iniziazioni , di incontrarci con pazienza e coraggio nella vita quotidiana con il proprio sé nella libertà e spiritualità.
E sento che dobbiamo farlo anche senza alcuna pretesa, con assoluto distacco anche dal comprendere, dall’arrivare, dal riuscire, dal capire, dall’afferrare.
Abramo ebbe bisogno di una vita intera che ripartì a 75 anni, a 100 generò Isacco, continuando a vivere a lungo dopo la morte di Sara generando altri figli, senza abitare la terra promessa. Mosè accompagnò per quaranta anni nel deserto il popolo ebraico,
Gesù stette 40 giorni nel deserto. E quaranta ricorre tante volte nella Bibbia: per Elia che camminò 40 giorni, per Mosè che ricevette le tavole della legge dopo 40 giorni, prima ancora per Noè che assistette al diluvio universale per 40 giorni e notte, per Davide che sconfisse Golia che aveva imperversato per 40 giorni, per gli esploratori della terra di Canaan che tornarono da Mosè dopo 40 giorni, dopo la passione, raccontano gli atti, Gesù si mostrò ai discepoli per 40 giorni.
Tutta la vita nostra è dentro questi 40 giorni per provare ad unificarci, abbracciarci nelle nostre frammentazioni.
Ma per quanti sforzi facciamo solo nell’abbraccio con Dio, qui, ora e nell’eternità i nostri frammenti saranno uniti dal filo d’oro che riluce nelle nostre ferite e contraddizioni, non il Dio onnipotente ma il Dio bambino.
Dio è la vita. Solo la vita, il suo mistero, la sua meraviglia, solo la fiducia in essa ci può accarezzare e sostenere, renderci pace e gioia abitando questo immenso non sapere senza più alcuna pretesa. Ciò che conta è essere generativi, generare sempre vita non possederla, definirla.
E questo generare è incarnare il divino. Essere generativi anche quando il proprio discernimento non arriva a nessuna tappa, a nessun punto finale e poter cogliere già in esso il bello possibile senza la pretesa della comprensione.
In tutto questo noi non sappiamo che fine faremo e forse non faremo proprio nessuna fine e già questo ci deve essere sufficiente, bastare. In tutto questo desidererei essere soltanto nell’essenza del silenzio che non è non far nulla ma coltivare l’attesa senza l’attesa, prendermi cura del desiderio senza desiderio, morire al sé per far vivere il sé, fare attraverso il non fare com’è nell’insegnamento taoista.