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Il distacco

amore e psiche 1

Parliamo di distacco, quella che Maister Ecjart chiama la più importante delle virtù , ancor più dell’amore e dell’umiltà , ovvero il non attaccamento , o come la chiamava Evagrio monaco nato nel 345 d.c. la beatitudine dell’impassibilità.

Non sto parlando di apatia o indifferenza ma di essere presente e consapevole, libero senza dipendenze. Davvero sento che è una dimensione importante che favorisce l’incontro con se stesso.

Certamente non è facile . Sto parlando di paure, fragilità, condizionamenti, tentazioni, turbamenti interiori , relazioni che ogni giorno bussano alla nostra porta.

E’ la dimensione con la quale nel cammino spirituale ciascuno arriva a confrontarsi perché sente l’esigenza di affinare la propria vita come il vino buono, tagliarla come un diamante prezioso, restituire pace alla propria esistenza nella bellezza e nell’armonia.

Nasciamo per rinascere diceva Neruda e nell’atto del nascere c’è il primo distacco che dobbiamo imparare, poi lunga la vita tanti altri per diventare se stessi, dal ciuccio, alla tata, dai compagni di classe, ai genitori . La nostra vita è segnata da cordoni ombelicali da tagliare per rafforzare se stesso e poter avere relazioni genuine, sincere.

Ogni forma di amore se non da spazio soffoca, ogni forma di attaccamento ci imprigiona e primo o poi scoppia in una forma disfunzionale rispetto alla gioia del vivere che è quello per cui siamo stati creati, siamo sognati da Dio, e noi stessi ricerchiamo per tutta l’esistenza.

Allora prima o poi dobbiamo guardare con mitezza e rigore i nostri attaccamenti e lasciarli andare.

Non si tratta del disprezzo del mondo. La contrapposizione corpo anima, mondo spirito, non è secondo l’insegnamento di Gesù che ci chiede di essere del mondo senza appartenervi; cioè pienamente donne ed uomini capaci di vivere  radicati nell’esperienza umana senza alcuna fuga dal mondo ponendo al centro della propria relazione con tutti gli aspetti della vita terrena il proprio amore nei confronti di Dio, della vita.

La vita non può essere disprezzata, sarebbe il disprezzo dello Spirito Santo : “ ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterno”. Gesù che ama profondamente la vita ci chiede di alimentare fiducia e speranza nei suoi confronti di mangiare, bere e digiunare, di rompere il vaso di alabastro pieno di profumo e gettare l’unica moneta della vedova come offerta.

Il distacco, il non attaccamento non v confuso né con l’indifferenza e l’apatia né con il disprezzo.

Chi è privo di odio e di bramosie è un solido asceta, libero dalla dualità degli opposto ha scrollato da sè le catene del servaggio ( Bhagavad Gita )

Il dualismo platonico oppositivo ( questo o quello ) ma anche congiuntivo ( questo e quello ) alimentano le dipendenze e gli attaccamenti.

Le cose diverse ed opposte ci sono, il superamento del dualismo implica non la fuga da esse ( la preposizione o ) , né una mera assimilazione ( la preposizione e ) ma una qualificazione in cui le cose si tengono insieme senza che le nostre attese, azioni ed i frutti delle stesse azioni ne risultano lacerati, turbati, confusi.

Siamo un’unica sostanza menta-anima-corporea, assumere questa visione è alla base del lavoro che ciascuno è chiamato a fare per cogliere pienamente la beatitudine della vita nel distacco.

“ Il contatto dei sensi con i loro oggetti, o figlio di Kunti, dà origine alle esperienze di freddo e caldo, piacere e dolore. Impermanenti, esse vanno e vengono. L’uomo saggio che non è turbato da questi ( contatti) , che rimane equanime nel piacere e nel dolore, è degno dell’immortalità.” ( Versi tratti Bhagavad Gità Cap. II , 14 e 15 )  

Nella consapevolezza che tutto ciò che non riusciremo a compiere ce lo metterà l’abbraccio di Dio nell’eternità nella quale siamo già immersi.

Scrive Chandra Livia Candiani “ la complera liberazione, la meta ultima della via, è il Nibbana. La parola è formata da nis e vana . Nis è una particella negativa e vana significa “brama “, la fine della brama, il non attaccamento. Fine della nostra divorante fame, della nostra infuocata sete. Passo  dopo passo, respiro dopo respiro inoltrandoci nel non – conosciuto.