
Mt. 22, 34-40
Parlami d’amore
mio amico e maestro
mia via e mio camminante.
Oggi Gesù ci parla d’amore.
Ama e fa ciò che vuoi.
E’ una frase pericolosa
quando si erge a vessillo senza la vita adulta.
Quel ciò che vuoi ci fa rischiare di ridurre
l’amore stesso a ciò che vogliamo,
e spesso vogliamo solo emozioni.
Oggi Gesù ci parla d’amore.
Ci apre una via lunga,
da percorrere tutta,
per chi vuole imparare ad amare.
Non basta amare, occorre imparare.
L’amore come la fede non è un falò,
uno spettacolo di cuori dinanzi ad un tramonto.
L’amore come la fede
è riconoscere,
Dio
l’altro
sé.
L’amore come la fede
è sentire,
sentire l’anima
sentire la mente
sentire il cuore
per riconoscere Dio, il prossimo, se stessi.
E quando si impara ad amare se stessi
si sente anche il proprio corpo.
La mente , il cuore, l’anima si inchinano.
Ti amo mio corpo, mio porto, mia casa, mio umile veliero,
mio compagno in questo tempo presente che con umiltà
mi lascerai andare dinanzi alla soglia dell’eterno.
Mio dolce compagno di ciò che resterà.
Di tutto resterà lo spirito.
Né cuore,
né anima,
né mente,
né corpo.
Saremo spirito.
Di tutto
resterà lo spirito,
non diviso,
non distante,
ma essenza,
essenza altra,
di cuore, di anima, di mente, di corpo.
La luce , lo stupore, la meraviglia, la trasparenza di ogni materia è l’amore che resterà.
Imparare questo amore è avvicinare l’eternità al presente, l’eterno a sé.
Pietro Ravallese