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Dal destino alla destinazione dipende da noi

sulla tua parola 1

 

Mt 9, 27 – 31 Venerdì prima settimana di Avvento

Mentre Gesù si allontanava di là, due ciechi lo seguirono gridando:

"Figlio di Davide, abbi pietà di noi!". Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: "Credete che io possa fare questo?". Gli risposero: "Sì, o Signore!". Allora toccò loro gli occhi e disse: "Avvenga per voi secondo la vostra fede". E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: "Badate che nessuno lo sappia!". Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

Siamo artefici della realtà, non solo attraverso le scelte concrete che operiamo ma attraverso ciò che crediamo, desideriamo , vogliamo, ciò di cui ci fidiamo. Il campione di calcio Gianluca Vialli  all’indomani della diagnosi della sua malattia dichiarò in un’intervista “la vita è fatta per il 10% di quel che succede e per il 90% di come lo affrontiamo “. Trovarsi al momento giusto nel posto giusto ed in quello sbagliato al momento sbagliato non è questione di fortuna o di sfiga in parte è anche frutto della nostra rappresentazione della realtà. L’avete scritta pure voi a 16 anni quella frase sul vostro diario “la vita è uno specchio, ti sorride se la guardi sorridendo” ?. Abbiate fede, non è creduloneria . L’altro giorno mi ha scritto Nadia “ Amare è facile come sorridere, tutti siamo capaci. Per imparare ad amare proviamo prima imparare a sorridere, senza compromessi.” Oggi i due ciechi ci dicono questo. La fede non è alcuna sublimazione rispetto al presente. Avere fiducia nella vita e nel vivente senza compromessi qui ed ora è il primo atteggiamento per farsi costruttori della propria pace. Scrive Papa Francesco : “Leggi dentro di te. Ricordati che sei unico, unica. Non si vive seduti in panchina a fare la riserva di qualcun altro. Fai emergere la tua bellezza. Impara a ridere di te stesso. Ridete di voi stessi. “

Un sorriso vero non sguaiato nasce dal contemplare la vita. E per contemplarla spesso dobbiamo spaccarci per sentire la bellezza dell’oro che ci entra nella ferita, essere ciechi per aver la carezza del bagliore di luce che ci attraversa gli occhi e ci illumina. Benedico il dolore oltre che la gioia, il dolore che mi ha messo al pari di tanti altri sofferenti di questa terra, la caduta che mi fatto conoscere quanto è grande la mia miseria . Ecco quando ci si trova in questa condizione, all’ultima fila, all’ultimo posto occorre mantenere nel cuore la fiducia che lo spettacolo della vita sarà splendido comunque e mano a mano ci porterà ai primi posti, cioè  a rinascere. Non ci porterà a scavalcare gli altri ma insieme agli altri, nella comunione , in cerchio. Questi due ciechi con gli occhi hanno visto col cuore la bellezza della vita, l’hanno contemplata e la Vita, il Vivente li ha salvati. Scriveva Giorgio Bonati “ abbi cura di celebrare la vita qualunque essa sia e ti scoprirai capace di miracoli “