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Riscritttura autobiografica contemplativa

scrittura

Mi scrive Tiziana e mi accarezza con la sua attenzione rispetto ai laboratorio di Meditazione e Scrittura autobiografica che sto proponendo alla Casa dei fili d'erba . Mi dice state facendo Scrittura autobiografica contemplativa.

Si apre dentro di me un mondo.È il passaggio dall' addizione alla moltiplicazione, dalla competizione alla cooperazione. Allora uno più uno non fa più due ma tre  Allora non stiamo semplicemente facendo meditazione più scrittura ma stiamo contemplando.

Mi immergo in questa onda che mi ha raggiunto e ne emergo trovando il mio sguardo affacciato su una vastità che non avevo colto prima. Dinanzi e dentro vedo che quello che sta prendendo forma è un orizzonte di Ri-scrittura autobiografica contemplativa.

Mi vengono in mente le parole di Chiara Scardicchio. Le vado a rileggere. Sono state consegnate ad un piccolo libretto di Animamundi che si intitola " Piccole gigantesche cose". "I miracoli richiedono compartecipazione. occorrono molte competenze. La più importante è la consapevolezza che i miracoli non cadranno dall' alto. L'impegno di Ri-scrittura è la cifra della nostra resurrezione. Allora facciamo una festa tra incoscienti. Festeggiamo. Che cosa? Le storie che si riscrivono." Ecco cosa scrive Chiara per consegnarci la verità che siamo soggetti ri-scrivibili.

Avevo promesso a Tiziana che su quella sua intuizione ci sarei stato. Ed allora vado a riprendere un altro amico. Si tratta di Antonio Zulato. Direbbero un insegnante di filosofia. In realtà un filosofo. Perché filosofo è chi fa di questa amicizia intorno al sapere una sapienza che da sapore alla vita. Ed Antonio ci prova a dare sapore alla vita sua e nostra. Ho partecipato a diversi corsi di scrittura autobiografica con Antonio. Ci chiede sempre di trovare alla fine tre parole, figlie di quanto abbiamo scritto. Tra le due opposte c'è la parola ponte.

Ecco se siamo soggetti ri-scrivibili lo facciamo andando su quel ponte tra due opposti, tra due rive, tra due vite che nel ponte diventano una, ma in evoluzione. Mi appare la ri -scrittura, il riscriversi, il passare da un prima al dopo non per separare ma per fare eternità, abitare i confini, unire i tanti paesi che ci abitano, fare armonia tra le storie nostre, tra i nostri lembi di mare e strisce di terra.

Autobiografia non solo come fotografia di un tempo ma comprensione, sistemazione, chiarimento, elaborazione. E tutto questo diventa fuoco, passione per forgiare la ri-scrittura, per passare il ponte, unire le rive, costruire la novità. Lo stesso fuoco,la stessa passione può dannarci o salvarci. La passione che ci conduce al baratro è la stessa che può farci evolvere.

Ri-scrittura autobiografica è anche stare dentro la vita per prendere consapevolezza del lasciarsi fare, abbandonarsi, arrendersi non come atto di sottomissione. Nell' abbandono prende forma la scelta consapevole della direzione che conduce alla gioia, che è semplicemente il genius, il daimon, la ghianda, la chiamata, la ragione per la quale siamo venuti al mondo, il nostro qualificato desiderio profondo .

La resa allora è riconoscere la complessità dell' esistenza, abitare la preziosità del mistero, contemplando il divenire che diventa carne con le nostre scelte, il nostro discernere, il trovare il responso ubbidendo alla vita , cioè ascoltandola. La Ri- scrittura autobiografica ci porta a stare dentro la vita scoprendo direbbe Niccolò Fabi che  “Vince chi molla”.

Fare autobiografia e scattare fotografie alla vita , quelle in bianco e nero del passato ed a colori del presente.  Fotografiamo la vita per intuire i cammini che nelle foto si celano e si svelano, fotografiamo  per  nutrire il desiderio di intraprenderli, perché la speranza e la salvezza richiedono la nostra compromissione, la nostra partecipazione ed uno sguardo sull' eterno.

Siamo alla Ri-scrittura autobiografica potrebbe bastare. Ma Tiziana ha aggiunto contemplativa.  Stare a guardare quel cielo che può essere sufficiente a nutrire la fiducia e la speranza come scriveva ai figli  Pavel Aleksandrovič Florenskij prima di essere ammazzato in un Gulag nel 1937, contemplare nasce dallo stare a mirare quello spazio di cielo dove il destino prendeva forma  osservando il templum , cioè quella parte di cielo che era stato delimitato con un bastone dall' augure, interprete del volere degli dei. E’ così che questo destino poteva semmai scendere  a terra diventando carne.

In un tempo coazione a produrre, all' azione, a consumare, alla soluzione, alla prestazione contemplare é diventata una postura superflua ancora più che nel passato.

Contemplare presuppone l'inazione, il fermarsi, lo stare, l'attesa e l'accoglienza di quello che la contemplazione rivela che non è accettazione supina.

"La contemplazione - scrive Chul Han - è passione per l' indisponibile."

L' uomo sapiens e tecnologico ha solo passione per il tangibile , per ciò che produce risultati, che si può toccare.

L'uomo sapiens e tecnologico ha passione per il 4 per cento dell' universo, non gli interessa il 96% di cui non sappiamo, non vediamo ma che pure esiste e di cui ci dà conto Debora Rienzi nel suo ultimo libro " Gratitudine" Ed. Paoline.

Allora la scrittura autobiografica contemplativa può essere la strada nuova per confermare che si siamo soggetti ri- scrivibili ma dobbiamo abitare la scelta si innamorarci del nostro desiderio profondo fino a viverlo, della vita fino a lasciarla fare, di noi stessi fino a divenire liberi ed autentici.

Non semplicemente dunque ri- scriverci e basta, quasi a clonare il tempo.

Allora questa dimensione porta alla necessità di contattarmi profondamente contemplando la vita nel suo mistero e riscrivermi in un passaggio esistenziale da homo sapiens ad homo spiritualis.

Una scelta di campo, si.

La vita è un continuo cambiamento nel corpo e nello spirito. Credo che in questa impermanenza, ci si chiede di essere morbidi .  Morbidi, lasciarsi condurre farsi fare, affidarsi alla grazia ed allo Spirito Santo, all' amore di Dio in atto come lo chiama Antonella Lumini, accogliere il nuovo e le nostre fragilità, le cadute ed il costante rialzarci

Siamo in quella inquietudine che resiste a trasformarsi in irrequietezza e tende alla quiete.

In questo divenire, in questa impermanenza che riconosce la grazia di Dio, in questa morbidità io abito uno spazio di responsabilità e di scelta.

Scegliere responsabilmente cosa desidero essere, come abitare la mia esistenza mi spinge a trovare il punto di armonia dove Dio può fare Casa con me.

Stare nel flusso ci richiede il rigore della presenza, della scelta, della responsabilità.

Tutto cambia, nulla è per sempre ma la mia scelta in questa impermanenza è un ancora.

Questo albero maestro quando si conforme a questo flusso della vita, non lo contraddice , non si spezza e non mi spezza.  Insomma l'impermanenza non può essere una scusa per non piantare radici profonde, costruire la propria casa.

Aiutarci ad orientare con la ri-scrittura autobiografica con questo sguardo vasto sulla vita, sulle energie sottili, sulla spiritualità, sul mistero ,sull'oltre e sull'eterno è possibilità che possiamo intestare alla contemplazione .