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Incontri biblici di Avvento

incontri biblici di avvento

 

Qattro appuntamenti dedicati a darci un tempo per camminare lentamente dentro il Natale.

Il primo  sarà Venerdì 28 alle ore 18:30.

Non lo faremo in una nostalgica attesa di un evento ma provando a cogliere quale novità possa giungere alla nostra vita meditando su questo Dio bambino, povero, fragile, amante, che si svuota, si incarna, si ritrae per condividere una possibilità di salvezza con noi.

Una salvezza che fa rima con bellezza, che sovverte i paradigmi di una vita riuscita se di successo, se di potere, se di prestigio, se di ricchezza, se levigata e marmorea.

Dio si fa compagno di strada per dirci che abbiamo il potere di ricrearci, di rinascere, di reinnamorarci di noi stessi e della vita.

Dio si fa compagno di strada per dirci, con il suo modo di stare al mondo,  che possiamo essere partecipi della ricreazione del mondo.

Dio si fa compagno di strada per raccontarci che questo miracolo può accadere ed è l' unico miracolo ora possibile, per lui e per noi.

Dio si fa compagno di strada per vivere con noi la gioia di una vita che affonda le sue radici nell' essere, nello spirito.

È questo il terreno fecondo nel quale ci invita a seminare e scegliere il nostro futuro.

Ci consegna la semente dell'umiltà, dell'amore, della fiducia, del silenzio, del dono, della compassione, della mitezza, della fiducia, della cura, della speranza, dell' attenzione.

Questo tempo di Avvento può essere l' occasione opportuna per iniziare a vivere l'esperienza di Dio.

La carta geografica di Gesù è la sua esperienza di vita, è quella la sua via, la sua verità, la vita che ci apre.

Non ci risolve i problemi, non ci elimina i dubbi, non annulla il dolore.

Gesú viene a dirmi di amarmi perché è proprio  questo guardarmi, prendermi cura di me la scuola dove imparare ad amarlo, imparare ad amare gli altri, imparare ad amare le creature.

Impariamo ad amarci nutrendo la nostra vita di pane buono.

Pane buono sono la consapevolezza, la coscienza dell’impermanenza, il dono come forma della propria relazione con gli altri, la fiducia, la speranza, il cercare il proprio bene dentro un bene più grande, il non lasciarsi sedurre dal fare e dall’agire ma avvolgere le proprie scelte intorno all’ essere, sentire il fremito del godimento che ci pervade quando ci siamo presi cura di un fatto, una situazione, una persona con la nostra attenzione. Lo sono ancora il mistero, la meraviglia, lo stupore, la poesia, l’ umiltà sincera, la rinuncia, l’ abbandono, il non sentirsi in lotta ma in danza , in ballo con le luci e le ombre che ci abitano.

Lo sono la responsabilità, ovvero il divenire abili a cercare la risposta che la vita ci sussurra rifuggendo tutte le semplificazioni, le scorciatoie delle strade larghe dove ci smarriamo per le troppe paure e le troppe illusioni ed infine è pane buono  l'autorizzarsi ad avvertire la fragilità, il venir meno e non spaventarsi, sentire che è un proprio diritto, come un legno a cui appendere la vita per lasciarla riposare un po', come un pavimento dove aprire l’ombrello bagnato e lasciarlo asciugare, come un letto dove non far nulla quando si è stanchi, come un consentire alla vita di nascondersi per non lasciarsi abusare.